Mi son messo in testa di raccontarvi ogni giorno e un pò alla volta il viaggio che ho fatto in Patagonia alcuni anni fa . Spero possa interessare a chi s'imbatterà in questo blog e magari sarei contento di ricevere commenti al riguardo. Vi dico subito che a mie spese è stato stampato un libro senza nessun successo, anche perchè gli editori se non sei nessuno difficilmente ti cagano o s'impegnano a divulgarne la pubblicazione.
Così ho deciso di sparpagliare le pagine di questo mio povero libro nel universo del web sperando di interessare qualche volenteroso lettore.
Allora vado :
MARGARITA'S FAMILY HOUSE
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Ebbene, quanto dura un sogno? Dipende, a volte è talmente presente da condizionare la nostra esistenza. So solo che abbiamo convissuto insieme fino al grigiore dei cappelli . Perchè lui assillante e tormentoso, dalla mia testa non se ne voleva andare .
Patagonia ! Terra mitica e lontana ! Ore trascorse notte e giorno a leggere avidamente ogni argomento che la riguardava con gli occhi puntati sulla carta geografica .Anni trascorsi a far progetti assurdi e un sogno chiuso nel cassetto !
Basta, dovevo assolutamente andarci!
Così,contro il parere quasi unanime di color che mi voglion bene, nel novembre 2006 son partito per quella meta tanto agognata armato d'entusiasmo, determinazione e una piccola dose d'incoscienza .
Occorre precisare che avendo prenotato l'aereo solo un mese prima della partenza, dovetti accettare modalità e itinerario stabiliti dalla mia Agenzia Viaggi. Altrimenti non avrei trovato posto se non in altra data.
Io però a quel punto ero caricato a molla e di rimandare non se ne parlava nemmeno!
Addesso o mai più ! mi son detto .
Bene,biglietto alla mano ed eccomi servito : Mestre -Madrid ,Madrid -Buenos Aires.
"Diavolo!" ho pensato" Ma chi è che per andare in Argentina a parte i veneziani ,prende l'aereo a Mestre !" Bazzecole !Son salito s'un treno a Cesena, città vicina alla mia bella Cesenatico, e poi da Bologna col medesimo mezzo ho raggiunto Mestre verso la mezzanotte.
Qui c'è stato il primo intoppo. Già, poichè a quell'ora la sala d'attesa della stazione era chiusa (bastardi !) ed ho dovuto bivaccare all'aperto sul selciato per cinque ore aspettando che si facesse giorno. La temperatura era rigida e faceva un freddo boia !
Da subito mi son calato la berretta di lana sulle orecchie. Ma non è bastato, perchè oltre al giubotto di lana che indossavo ho dovuto infilarmi la giacca a vento. In questo modo,rassegnato e conciato come un cane pastore mi sono acquattato in posizione fetale dietro un cartello pubblicitario . Bel modo di cominciare un viaggio, "sta a vedere che mi ammalo proprio ora !" ho rimuginato a denti stretti !
martedì 11 febbraio 2014
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