Il mattino dopo, al'Ufficio Postale ,proprio davanti al grande "murales" che rappresenta gli indigeni della Terra del Fuoco, ho ritrovato Rodin .Come al solito fresco come una rosa ,intrapprendente e di buon umore:
"Holà,come hai passato la notte ? Sei ancora stanco ?" mi fa.
"Per niente !" gli ho risposto.
"Allora che ne dici di andare al Parco Nazionale ?"
"Okay, sono d'accordo !"
Una visita al Parque Nacional della Tierra del Fueco ,è certamente un'altro imperdibile itinerario per chi capita da queste parti.
Siam partiti con un minibus in direzione di Baia Lapataia e dopo qualche chilometro di asfalto abbiam preso una strada sterrata che ci ha portati ai piedi degli innevati monti Martiales coperti di garndi boschi a tratti impenetrabili. Di quando in quando apparivano anche radure con macchie color grigio formate schelettrici tronchi secchi e anneriti .
Colpa dell'intensa deforestazione effettuata in passato sia con gli incendi incendi per favorire i pascoli ,sia per reperire il legname da costruzione o per riscaldarsi.
La maggior parte di queso lavoro era svolto dai forzati che erano reclusi nel famigerato penitenziario di Ushuaia.
In quanto a noi a bordo del nostro pulmino, attraversato un ponte e seguendo la valle del Rio Pipo ,dopo dieci chilometri siam giunti all'entrata del Parco nazionale.
Un pò oltre l'ingresso,spunta in mezzo al bosco il tracciato della vecchia ferrovia dellan Colonia Penale utilizzata dai carcerati per il trasporto del materiale.
Più avanti, ad una biforcazione siamo scesi e prendendo a sinistra siamo arrivati ad un paraggio chiamato Ensenada, situato sulla riva del Canale di Beagle.
Di fronte su un'isola c'è una riserva di guanachi,animali simili al cervo ma senza corna.
Nei dintorni si possono osservare tumoli rilevanti dal terreno, che sono i resti delle scomparse popolazioni indigene .(segue)
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